venerdì 8 ottobre 2010

..sad or not sad?

C’era una volta un giovane uomo che viveva felice e spensierato nella calda città di Johannesburg, in Sud Africa. Non aveva molte pretese nella vita, o forse sì, ma intanto lui studiava medicina e da grande voleva fare il medico. Arriva un giorno però, verso l’inizio dell’inverno, che gli dicono Norman, rump no i cujuni. Pe’ diventàa bràaf, te de ‘nà a lavurà al Nòord, a Niù Iork!
Norman non è che ha tanta voglia di seguire questo consiglio, però ha tanto bisogno di lavorare.. e così, qualche giorno dopo, lascia il borgo di Giovanna e và nella città della Grande Mela.
Norman è triste, è davvero molto triste. Spesso si sente quasi privo di energie, e se fosse per lui la mattina si guarderebbe bene dall’alzarsi dal letto per affrontare la giornata, e se ne starebbe comodamente sotto le coperte a dormire, o a guardare fuori dalla piccola finestrella della sua camera, al IV° piano di un condominio anche carino nel quartiere di Brooklyn.
E’ vero, ogni tanto anche prima gli capitava di essere un po’ triste, ma poi dopo passava quasi subito. Con quella precoce calvizie e quei maledetti occhialini anni ’80, un po’ di problemucci di cuore li ha sempre avuti, e così Norman un pochino si è abituato a non essere un raggio di sole. Però caspita, da quando è qui, ogni giorno che passa sembra essere peggio del precedente, e quasi quasi non gli importa più nulla di diventare il dottore più bravo di tutte le Americhe.
Che cosa gli manca, si chiede in continuazione. Niente più di quel che gli mancava anche prima, si risponde afflitto.
E non v’è luce in questo tunnel. Non v’è.. luceLUCE!
Massì massì! Ma come ho fatto a non pensarci prima!  

La luce c'entra parecchio nel determinare il nostro umore.
Povero Norman, catapultato in poco tempo dalla calda e solare Johannesburg alla fredda e artificiale New York, all’inizio dell’inverno. Nel 1984, per di più, quando ancora esistevano le mezze stagioni e chissà i vecchietti di che parlavano dal barbiere.

Ed è così che Norman decide di voler capire meglio la sua intuizione. Certo di non poter diventare il prossimo Spiderman, gioca un pochino con dei faretti e scopre che esponendosi quotidianamente a delle luci colorate.. cavolo, il tono del suo umore migliora di giorno in giorno!
Allora è vero, si dice Norman. Attraverso pelle e occhi, noi riceviamo e assimiliamo l’intera gamma delle onde luminose. La luce penetra all'interno del nostro corpo e si trasforma in impulsi elettrici che, attraverso i nervi sensitivi, raggiungono l’encefalo, il grande capo, e la sua guardia principale, un signore che si chiama ipotalamo. Più l’ipotalamo riceve informazioni di luce (e di buona luce, capirà più avanti il quattrocchi), più decide di produrre una cosina che si chiama serotonina, il neurotrasmettitore deputato al controllo del tono dell’umore. In più, visto che nel nostro corpo funziona sempre che se qualcuno decide di aumentare la produzione di qualcosa, allora qualcun altro deve diminuire la produzione di qualcos'altro (roba che neanche Taylor e Ford insomma), entra in gioco la vicina di casa dell'ipotamo, la signorina epifisi. Questa biondina di tutto rispetto infatti abbassa la produzione di melatonina, un ormone sensibile al ciclo buio/luce e che determina il nostro sonno.
Cavoli, allora è propio propio vero, si dice il buon Norman: più [buona] luce ricevo, più sono felice, e meno mi vien da dormire.

E così, più felice, inventa una cosa che si chiama S.A.D.

1 commenti:

  1. uffa stai diventando come mia sorella, scrivete ste robe che cominciano come raccontini e poi invece sono declamazioni delle vostre arti woodoo

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